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Simonetta Lavorati 17 Febbraio 2021 Articoli

Attenzione! Pericolo giudizio

Chiarisco subito che il giudizio di cui parlerò in questo articolo è nel suo significato di condanna, non di discernimento, una capacità di valutazione, quest’ultima, essenziale per fare le scelte utili al nostro percorso evolutivo.

Il giudizio nasce sempre da un sentimento di paura, originato dal sentirsi insicuri e inadeguati: svalutando l’altro valorizziamo noi stessi.

A proposito della differenza tra giudizio-condanna e valutazione, che effetto fa sentirsi dire a un colloquio di lavoro «Lei è un incapace» piuttosto che «Ci dispiace lei, al momento, non ha le competenze necessarie»?

Parlare della propria vicina di casa come di «Quella gattara stramba che fa l’alternativa» è tutta un’altra storia dal dire “La vicina ha uno stile di vita particolare, molto diverso dal nostro” (purché detto senza sarcasmo, ovviamente).

Senti come risuonano in modo diverso?

Conosciamo tutti gli effetti negativi che può provocare il giudizio su chi ne viene fatto oggetto, effetti che arrivano a causare gravissime conseguenze.

Che effetti possono avere su una persona le parole, anche solo pronunciate dallo sguardo: «Sei un fallito, un buono a nulla»?

Un caso estremo dal mondo dello spettacolo che ha fatto notizia: il suicidio della nota cantante Mia Martini, emarginata e allontanata da quasi tutti dell’ambiente per una diceria messa in giro da un discografico a cui lei aveva rifiutato l’esclusiva.

Allora perché ci viene così naturale giudicare?

Come e perché è dannoso in tutti gli aspetti della vita?

Mettiti comodo, in questo sostanzioso articolo troverai tutte le risposte, e due esercizi per cominciare:

  1. a renderti conto degli effetti del giudicare sul tuo corpo e sulle tue emozioni e
  2. imparare a sospendere il giudizio e ampliare i punti di vista.

Sommario

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Cosa è il giudizio e a cosa serve

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La deriva del giudizio e le conseguenze negative

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Perché giudicare gli altri limita le capacità mentali

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Perché giudicare peggiora la salute

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Perché giudicare rovina i rapporti

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Perché giudicare riduce le opportunità di lavoro

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Un breve ripasso sui danni del giudicare gli altri

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I vantaggi di saper discernere anziché giudicare

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Come uscire dalla tendenza a giudicare

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Due esercizi facili (ma portentosi) per smetterla di giudicare

Cosa è il giudizio e a cosa serve

Il giudizio nel suo significato più ampio, è l’atto del valutare una persona, un comportamento o situazione in termini di giusto o sbagliato.

Questa attività è insita nella nostra natura “animale” perché ha lo scopo evolutivo di valutare ciò che è pericoloso per la nostra sopravvivenza e ciò che non lo è.

Anche gli altri essere umani possono rappresentare una minaccia alla sopravvivenza e allora la valutazione si traduce nel cercare una risposta alla seguente domanda: amico o nemico?

Questa classificazione ci consente di approcciare ogni nuova esperienza con una sana prudenza.

In una società complessa come la nostra, oltre al nodo cruciale della sopravvivenza, l’essere umano deve affrontare anche quello della convivenza nella diversità di vedute.

Definendo regole relazionali che, se da un lato ci consentono di trarre vantaggio dalla collaborazione, dall’altro impongono un costo in termini di libertà individuali.

Le regole sociali imposte dalla cultura dominante a cui ognuno di noi cerca di adattarsi sono infatti un condensato di permessi e divieti.

Al di là di regole assolutamente basilari per una civile convivenza, del tipo “non uccidere, non rubare, non ingannare…”, ci sono poi tutta una serie di regole interne che abbiamo acquisito dalla nostra particolare cultura di riferimento, la morale per intenderci, ma anche dalle nostre esperienze di vita.

Abbiamo infatti definito come “giusto” tutto ciò che in qualche modo ci protegge e ci consente di ottenere amore e approvazione sociale e etichettato tutto il resto come “sbagliato”.

Talvolta questi punti di riferimento sono condivisi, altre volte meno, in funzione dell’importanza che diamo all’adattamento (essere accettati) o alla libertà (essere fuori dal gregge per affermare sé stessi).

La deriva del giudizio e le conseguenze negative

Questa diversità di vedute spesso ci destabilizza, ed ecco che queste bussole interiori diventano il metro con cui valutiamo gli altri al fine di padroneggiare il nostro ambiente familiare e sociale.

Chi pensa fuori dal coro è da sempre ritenuto scomodo, un disadattato ed espulso dalle società.

Chi, però, pensa fuori dal coro e ottiene successo, viene ammirato, idolatrato e considerato un visionario (magari solo un po’ eccentrico…)

Il punto è che noi ci siamo spinti oltre la funzione evolutiva del valutare con il fine della sopravvivenza.

Ci siamo erti a giudici di tutto ciò che si accorda o non si accorda con la nostra personale visione del mondo (chiamata anche “bolla di realtà”).

Nel fare questo, purtroppo, non ci rendiamo conto che giudicare è, oltre che inutile, molto dannoso per il nostro benessere e per una reale comprensione del mondo.

Perché giudicare gli altri limita le capacità mentali

Ogni volta che emetti un giudizio stai in realtà confermando e rinforzando uno schema di pensiero che di per sé non è né giusto né sbagliato.

È solamente limitato nella misura in cui è rigido e non contestualizzato.

Ti faccio un esempio pratico.

Getrude e gli uomini che sono tutti porci

Una mia conoscente che chiameremo Gertrude ha la convinzione che tutti gli uomini siano dei porci.

Passeggiando a pochi metri di distanza dalle sue splendide figlie che ci precedevano, Gertrude mi fa notare un paio di uomini seduti su una panchina con lo sguardo fisso sul lato B delle ragazze, in un misto di desiderio e ammirazione.

Secondo la teoria dei costrutti personali di G. Kelly, l’essere umano si comporta come uno scienziato che elabora continuamente teorie sulla base delle sue esperienze, al fine di proteggersi o di proteggere i propri affetti.

Queste teorie, però, non hanno una base scientifica perché si basano su un numero limitato di esperienze (cioè il campione non è statisticamente rappresentativo di tutti i casi).

Inoltre ciascuno di noi può attribuire un significato diverso a ogni esperienza in termini di giusto/sbagliato, amico/nemico, buono/cattivo, bello/brutto, ecc.

Ogni qualvolta la nostra teoria viene confermata da una nuova esperienza, la rinforziamo all’infinito, creando così un pre-giudizio, che non sempre ha ragione di essere applicato a determinati contesti.

Nel caso di Gertrude e delle sue figlie, potevano esserci altre considerazioni da fare sulle ragioni che avevano indotto i due sedicenti “porci” a indirizzare lo sguardo ammirato e, forse, voluttuoso sul di dietro delle ragazze.

Ad esempio:

  • L’ammirazione per la bellezza non necessariamente corrisponde a voluttà, cioè a desiderio sessuale.
  • Il fatto che indossare pantaloncini vertiginosi aumenta la probabilità di attrarre l’attenzione; con un altro abbigliamento forse avrebbero avuto minore chance di essere guardate.
  • Ammettere che è piacevole essere apprezzate da un uomo significa anche accettare di avere un ruolo attivo nell’attirare attenzioni, desiderate o indesiderate che siano. E spesso non ci piace prenderci questa responsabilità.

Da notare che in questo ragionamento non c’è alcun giudizio di valore (giusto o sbagliato), ma semplicemente di causa-effetto.

Ma tornando alla nostra teoria dei costrutti personali, è importante sapere che tendiamo anche a non inserire nella nostra statistica personale tutte quelle esperienze che minano la validità della nostra tesi.

Ciò avviene più frequentemente se siamo inclini a una certa rigidità mentale.

Nel caso specifico, Gertrude non aveva minimamente notato un terzo uomo, assorto nella lettura, che non aveva mai alzato lo sguardo dal suo libro.

Questo caso avrebbe infatti minato la sua teoria generalista e avrebbe aperto nuove possibilità non contemplate dalla sua elaborazione.

Alcune di queste potrebbero essere banali, ma altre persino troppo dolorose da accettare.

L’assenza di interesse poteva significare che:

  • L’uomo non si era accorto del passaggio delle ragazze, oppure
  • Non era interessato al genere, oppure
  • Le figlie non erano abbastanza interessanti, oppure
  • Non è vero che gli uomini sono tutti porci.

Queste due ultime ipotesi in particolare non solo non erano state contemplate, ma sarebbero state comunque scartate a priori.

Se proprio fossimo costretti a prendere atto della grossolanità della nostra tesi, potrebbe subentrare una famosa trappola della mente denominata “trappola dei costi affondati”.

Quando abbiamo così rinforzato la nostra teoria saremo molto restii a ritrattarla con noi stessi, ma soprattutto con gli altri.

Significherebbe ammettere di aver sbagliato e di aver inquadrato, per tornare a Gertrude, ogni relazione con il mondo maschile alla luce della convinzione che “tutti gli uomini sono porci”.

Ritrattare le nostre teorie, soprattutto quando sono “pilastri” della nostra identità, significa mettere in discussione il nostro valore, minando così l’idea positiva che abbiamo di noi stessi.

Un simpatico esempio della difficoltà nell’ammettere i nostri torti ci è dato da Fonzie – il mitico personaggio della fortunata serie TV degli anni ’80 Happy days.

Spesso, ci sbagliamo in un sacco di situazioni.

Ad esempio quando attribuiamo intenzioni e pensieri agli altri («Sono sicuro che l’ha fatto apposta per danneggiarmi!») oppure quando creiamo una categoria in base a un’esperienza negativa, vissuta o riportata da altri («I giovani d’oggi sono tutti maleducati»).

Ma anche in molte altre occasioni che scoprirai imparando le tante trappole della mente.

Non dobbiamo dunque sorprenderci se spesso abbiamo relazioni difficili.

Tutti i nostri schemi sono pronti ad attivarsi in modo automatico in ogni situazione che richiami anche vagamento la situazione che li ha creati, traendoci in inganno.

Penseremo di seguire saggiamente il nostro istinto, mentre in realtà stiamo prendendo lucciole per lanterne, come ci insegna Superman nella sua saetta di saggezza, chiusi in una gabbia interpretativa troppo rigida per leggere ogni situazione.

Blocco della creatività

Da un punto di vista prettamente neurofisiologico, utilizzare rigidamente schemi di pensiero così cristallizzati e rinforzati crea delle autostrade neuronali tanto più “invadenti” quanto più ne abbiamo rinforzato il collegamento sinaptico a ogni nuova conferma.

A un certo punto non saremo più in grado di utilizzare percorsi neuronali differenti in contesti che hanno sì delle similitudini, ma che non sono mai uguali.

In altre parole, non avremo quella flessibilità così essenziale per affrontare la varietà delle situazioni che la vita ci pone davanti.

È un po’ come succede nel caso della “fissità funzionale”.

Siamo così abituati al fatto che ogni oggetto debba avere un certo uso che facciamo fatica ad immaginarne altri, a differenza dei bambini che posso usare pentole e posate per suonare la batteria.

Questa fissità funzionale è stata ben illustrata dal famoso esperimento della candela di Duncker, nel 1935, in cui si chiedeva ai partecipanti di attaccare una candela al muro, ben al di sopra del tavolo su cui era appoggiata insieme ad una scatola di puntine da disegno e ad una bustina di fiammiferi.

Il compito era quello di accendere la candela così sollevata, in modo tale che la cera non colasse sul tavolo sottostante.

Sei riuscito a trovare la soluzione?

La neuroplasticità, ovvero la capacità del cervello di rigenerarsi attraverso nuovi collegamenti sinaptici (collegamenti tra i neuroni, le cellule cerebrali), sarà sempre più limitata dall’uso di schemi cristallizzati e questo si tradurrà necessariamente in un cervello meno flessibile e, soprattutto, meno creativo.

La creatività può essere definita come la capacità di trovare soluzioni nuove per affrontare nuove sfide.

Se il nostro cervello è poco plastico, non faremo altro che applicare soluzioni vecchie a nuovi problemi (la definizione del concetto di follia secondo Einstein).

Non è certo ciò di cui ha bisogno la nostra società perennemente alle prese con nuove sfide impensabili per le generazioni di appena 50 anni fa.

Il famoso pensiero laterale tanto ricercato dalle aziende nelle nuove leve sarà inaccessibile a chi interpreta il mondo sempre alla luce di rigidi schemi preconfezionati.

Ed ecco così che iniziamo a intravedere la pericolosità di una tale deriva che da scorciatoia diventa limite.

Una vera e propria gabbia percettiva, insomma che ci impedisce di vedere nuove possibilità disponibili (e salvifiche) appena oltre il nostro naso.

Perché giudicare peggiora la salute

Quando formuliamo dei giudizi negativi nei confronti di altre persone si attivano nel nostro corpo emozioni negative.

La parola emozione deriva dal latino emovère (ex = fuori +movere = muovere) che letteralmente significa portare fuori, smuovere e, in senso più lato, scuotere, agitare.

Le emozioni sono quindi potenti energie che si impadroniscono del nostro sentire a seconda dei pensieri che facciamo e che chiedono di essere espresse all’esterno in qualche modo.

Cosa, peraltro non sempre possibile a causa delle norme sociali.

Il che ci induce spesso a reprimerle o a manifestarle caoticamente, senza alcun controllo, generando ulteriori danni sia nel nostro corpo che nelle relazioni, come vedremo meglio più avanti.

Grazie alla Psicosomatica sappiamo che le emozioni negative sono alla base di molti sintomi e malesseri fisici.

Avrai sicuramente notato anche tu quanto malessere si genera nel nostro corpo dopo un’arrabbiatura.

Ti mostro la mappa di corrispondenza tra corpo e emozioni, in base al tipo di emozione provata:

Psicosomatica: mappa emozioni e organi del corpo

La Medicina Tradizionale Cinese conosceva questa corrispondenza già diversi millenni prima della Psicosomatica, ed è proprio sulla base di questa relazione biunivoca tra organi e emozioni che si basa il trattamento Cielo & Terra per la gioia di mente e corpo.

Per fare alcuni esempi, alla rabbia è associato il fegato; alla paura il rene; alla tristezza il polmone, eccetera.

I pensieri di rimuginazione su ciò che non accettiamo minano il benessere dello stomaco.

Bruciori di stomaco, gastriti e stati infiammatori di ogni genere sono la spia di un corpo intossicato da emozioni negative che, sempre secondo la visione orientale, generano uno squilibrio energetico alla base del sintomo.

Nella visione occidentale, la magia si realizza grazie al nostro sistema endocrino per mezzo degli ormoni.

La PNEI, ovvero la Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia è la disciplina che si occupa nello specifico della relazione tra gli ormoni e i nostri comportamenti “e-mossi” dalle emozioni.

Uno spunto interessante ci è dato da Jaak Panksepp che, con i suoi sette principali neuro sistemi delle emozioni, illustra tale relazione:

  1. il sistema della RICERCA, del desiderio e dell’euforia è legato alla dopamina
  2. il sistema della RABBIA e della dominanza è legato al testosterone e alla serotonina
  3. il sistema della PAURA e dell’ansia è legato al cortisolo
  4. il sistema della SESSUALITÀ e della brama è legato agli ormoni sessuali
  5. il sistema della CURA e dell’amorevolezza è legato all’ossitocina
  6. il sistema della TRISTEZZA, del panico e della solitudine affettiva sono legati all’assenza di CURA
  7. il sistema della GIOCO, della fantasia e della gioia sono legati alla dopamina e all’endorfina

È quindi evidente che un’emozione negativa mal gestita (repressa o manifestata esplosivamente) si traduce in uno sconvolgimento chimico/energetico che alla lunga si traduce a sua volta in un sintomo.

Il sintomo diventa quindi un messaggio costruttivo di allerta che ci invita a riflettere sui nostri schemi reattivi controproducenti e a prenderne le distanze.

In sintesi, così come è risaputo che il cibo sano è il giusto nutrimento del corpo, altrettanto lo sono le emozioni positive di amore, accoglienza, gratitudine, compassione e via dicendo.

Queste ultime non solo nutrono il corpo, ma soprattutto l’anima.

Entrambi questi cibi potenziano esponenzialmente la tua felicità così come la loro assenza….

Inoltre, quando formuliamo un pensiero giudicante in senso negativo, di condanna, attraverso le corrispondenti emozioni che, come abbiamo visto sono energie, abbassiamo drasticamente le nostre vibrazioni.

Per la legge della risonanza diventiamo una calamita che attrae ogni esperienza che vibra alla stessa frequenza di quella su cui siamo sintonizzati.

In altre parole, quando diamo spazio a un pensiero giudicante attiriamo “sfiga”, secondo il concetto scherzosamente conosciuto come “instant karma”.

Si tratta di un modo giocoso di intendere una delle più importanti leggi universali denominata Legge di causa-effetto.

Secondo questa legge ad ogni azione corrisponde una conseguenza, un effetto.

E in questa legge non c’è ombra di giudizio, ma solo la pura indicazione di un nesso di causalità, oltre i concetti terreni di bene e male.

A volte la conseguenza dei nostri giudizi o delle azioni che ne sono derivate non è così immediatamente riscontrabile.

Ma ciò avviene solo perché la nostra memoria è corta e quindi non ci rendiamo conto che raccogliamo solo quello che abbiamo seminato, anche a distanza di molto tempo.

Perché giudicare rovina i rapporti

Quando giudichiamo qualcuno il nostro giudizio viene comunicato anche senza l’espressione verbale del nostro pensiero.

Tutta la nostra comunicazione non verbale (che rappresenta il 90% del totale) manifesterà disapprovazione, ostilità, allerta, diffidenza o persino rifiuto.

E alimenterà nell’altro lo stesso tipo di sentimenti, generando tensioni, stress, conflitti e tristezza.

A maggior ragione, manifestare il nostro giudizio verbalmente alla persona interessata o anche ad altre attraverso il pettegolezzo e il parlare male di qualcuno, non ci proteggerà dal rovinare quella relazione (che magari aveva un senso evoluto nella nostra vita) e neanche dall’instant karma.

Alla base di tutte queste tensioni c’è una confusione di fondo tra comportamenti, che possono anche essere valutati negativamente, e la persona che li manifesta.

Tutti possiamo sbagliare, ma è molto importante non identificare gli altri con gli errori che commettono.

Per recuperare qualsiasi relazione che ha sperimentato un fallimento sono sempre esistite due potentissime armi a disposizione di tutti: chiedere scusa e accettarle (entrambe sinceramente).

Se non fossimo così rigidi e così inclini al pregiudizio sui possibili esiti di un rapporto incrinato, avremmo in mano la chiave per mantenere relazioni positive in eterno.

È molto più semplice metterci una pietra sopra e voltare pagina solo perché non sappiamo quanto negativamente influisca sul nostro benessere ogni relazione interrotta, persino per diverse generazioni.

E questo è proprio il principio alla base delle Biocostellazioni di cui ti parlerò più dettagliatamente in un approfondimento ad hoc.

Per chiedere e concedere perdono ci vuole molto più coraggio.

Ma a noi piace vincere (apparentemente) facile.

Lo sapevi che l’elemento più importante delle persone e popolazioni felici (e longeve) sono comunità unite da buoni rapporti?

In particolare una piccola comunità di immigrati italoamericani all’inizio del novecento aveva attirato l’attenzione della scienza per la straordinaria longevità dei suoi membri.

Indagando su alimentazione, stile di vita e ogni sorta di variabile che potesse spiegare il fenomeno, i ricercatori si resero presto conto che la risposta risiedeva nelle buone relazioni tra i suoi membri, dediti al supporto e all’ascolto reciproco.

In un’epoca di grandi difficoltà, ma libera dai media, alla sera il passatempo degli abitanti era quello di radunarsi e raccontare le piccole e grandi difficoltà che ogni giorno ciascuno affrontava nella grande sfida dell’adattamento in una terra straniera.

Monitorando la stessa comunità nelle generazioni successive, molto presto fu evidente che tale primato andava scemando a mano a mano che le generazioni si integravano e perdevano le abitudini che avevano garantito la lunga vita ai propri avi.

Perché giudicare riduce le opportunità di lavoro

Avere dei rigidi pregiudizi o essere incline al giudicare negativamente le persone sulla base del loro aspetto fisico, dell’apparenza o di singoli comportamenti isolati, ci impedisce di godere appieno di tutte le qualità positive, non immediatamente evidenti, di cui ognuno di noi è portatore.

Ad esempio potrei perdere l’opportunità di approfondire la conoscenza di una persona che potrebbe essere interessante dal punto di vista professionale o con cui potrei avere degli interessi in comune.

Se l’essere umano si fosse tenuto alla larga dal fuoco dopo aver sperimentato che toccandolo ustiona, avrebbe perso la possibilità di godere della sua luce nel buio della notte o del suo calore nel freddo dell’inverno (alla giusta distanza, ovviamente…).

In termini egocentrici, dare una chance a ogni persona che non risulti di nostro gradimento a un primo sguardo superficiale può aprirci grandi opportunità.

Molto emblematica è la storia (vera) di un giovane aspirante cantante che incontrava spesso in un negozio una ragazza dal look molto particolare.

Per qualche motivo il giovane la disprezzava e non si curava neppure di non farglierlo capire, mantenendo sempre le distanze con lei.

Poco tempo dopo viene a sapere che la ragazza che  sempre giudicato pesantemente era la figlia di un famoso discografico, lei stessa talent scout, che aveva sempre offerto ad aspiranti artisti un’occasione di manifestare il proprio talento e le proprie abilità.

Ovviamente al nostro amico non fu data l’occasione della sua vita semplicemente perché lui l’aveva rifiutata a priori con il suo atteggiamento di superiorità.

Ma per avere un esempio molto più eclatante guarda questo breve montaggio di due scene tratte dal famosissimo film del 1990 Pretty Woman.

Nella prima parte l’avvenente protagonista interpretata da Julia Roberts entra in un noto negozio di abiti firmati indossando una mise un po’ volgare, decisamente in contrasto con lo stile dei costosi ed eleganti abiti esposti in vetrina.

Le commesse le rivolgono occhiate sprezzanti e le dicono chiaramente che lì da loro non avrebbe trovato mai niente che facesse al caso suo, spingendola ad uscire dal negozio.

Nella seconda parte, dopo aver fatto shopping sfrenato altrove con la protezione del suo ricchissimo partner interpretato da Richard Gere, la bella ragazza trasformata in una donna di gran classe (come Cenerentola al ballo), si prende la rivincita ritornando nello stesso negozio che l’aveva giudicata per il suo abbigliamento.

Si fa riconoscere e mostra con soddisfazione tutti i suoi acquisti domandando alle stesse commesse di prima se per caso non lavorassero a commissione.

In tal caso un “big mistake! [grosso errore!]”.

Eh si, basarsi sulle apparenze è proprio un errore che può costare caro!

In ultimo ti voglio far notare che ogni volta che il tuo dito indice è puntato su qualcuno, tutti gli altri sono puntati contro di te.

Questo significa che alla base del giudizio c’è un pessimo rapporto con noi stessi.

Per la legge dello specchio ciò che critichiamo negli altri è un aspetto che ci appartiene ma di cui non vogliamo diventare consapevoli perché non riusciremo ad accettarlo (C. G. Jung lo chiamava il nostro “lato ombra”).

Non portandolo alla luce della nostra consapevolezza lo noteremo sempre negli altri.

Continueremo quindi inconsciamente a giudicarci negativamente, a non accettarci e quindi a limitarci.

La mancanza di amore e di accettazione per noi stessi con il nostro carico di invidie, rancori e  frustrazioni è spesso alla base di molti “problemi” della nostra vita.

Ed è proprio la vita stessa a porli sulla nostra strada per darci l’opportunità di divenirne consapevoli.

Per poter cambiare e migliorare è infatti necessario conoscerci.

Pensiamo di conoscerci, ma non è così.

Ne sa qualcosa Polifemo, come ci insegna nella sua saetta di saggezza sul guardarsi dentro.

Un breve ripasso sui danni del giudicare gli altri

Se realizzi la quantità di malessere accumulata fin qui a causa della pessima abitudine di formulare giudizi negativi sulla base di rigidi pregiudizi, ti sarà chiaro che non ci sarà molto spazio per creare, nel senso di costruire qualcosa di positivo nelle nostre vite.

La creatività, la spinta e la motivazione a realizzarci attraverso i nostri talenti hanno bisogno del terreno fertile della serenità e della pace interiore.

A questo punto avrò invece:

  • La mente intrappolata in pensieri di critica continua
  • Emozioni di rabbia, invidia o risentimento
  • Malesseri di ogni tipo nel corpo
  • Relazioni difficili con gli altri (non mi fiderei mai di chi sparla a danno degli altri, perché prima o poi toccherà a me)
  • I gomiti mangiati a causa di un sacco di opportunità perdute, colte da altre persone più aperte e disponibili
  • Una bassa autostima legata al sentirci vittime impotenti di tutta questo malessere che è invece creato inconsapevolmente da noi stessi.

Attraverso il giudizio ci allontaniamo inesorabilmente dalla nostra sorgente, abbagliati da specchietti per le allodole.

Avremo invece bisogno di rivolgere i sensi al nostro interno per cogliere la gentilezza, il genio e l’intuizione delle nostri parti più nobili.

La luce è dentro di noi e solo lì va cercata.

I vantaggi di saper discernere anziché giudicare

Per contro, potrai immaginare tutti i vantaggi che derivano dall’astenersi dal giudicare.

Dal punto di vista mentale avremo una mente calma, libera da pregiudizi, paure e preoccupazioni e quindi più efficiente.

Chiarezza mentale, discernimento, saggezza, concentrazione, memoria e creatività saranno tutte qualità disponibili per i nostri scopi costruttivi e mai distruttivi.

La nostra apertura mentale ci consentirà di cogliere tutte le opportunità che ci vengono precluse quando siamo nel giudizio.

La mente diventa così il servo e non il padrone.

Dal punto di vista emotivo saremo sempre più in risonanza con le emozioni positive conseguenti alla nostra capacità di focalizzarci sul bello che esiste nel mondo e in ogni circostanza della vita, seppur avversa in apparenza.

La gioia, l’apprezzamento, la fiducia nella vita e la gratitudine innalzano le nostre vibrazioni attirando benessere e prosperità.

Dal punto di vista fisico il nostro corpo risentirà positivamente delle nostre emozioni positive, regalandoci benessere e vitalità a nostra disposizione per ciò che è più utile alla nostra realizzazione.

Tutto questo non potrà che aumentare l’autostima e facilitare quell’amor proprio che alla base dell’amore per gli altri.

Dal punto di vista spirituale il superamento dei concetti di giusto e sbagliato si trasforma naturalmente in sentimenti di amore, compassione e rispetto che ci liberano dalla paura dell’altro e dell’ansia per il futuro.

In ogni incontro riconosciamo e rispettiamo l’unicità della persona nella ricchezza della diversità (pur facendoci rispettare).

Ci accompagna sempre la consapevolezza di essere tutti accomunati dall’esperienza della vita come percorso di apprendimento diverso per ciascuno di noi.

Se ci poniamo l’obiettivo di vivere al meglio il dono della vita per far fruttare i nostri talenti, giudicare diventa solo un’inutile perdita di tempo e di energia che ci allontana dalla piena realizzazione.

Allora possiamo dedicarci liberamente all’espressione di tutto il nostro potenziale positivo che ci rende realizzati e fa bene al mondo, senza mai calpestare o ferire gli altri.

Come uscire dalla tendenza a giudicare

Per uscire dalla trappola del giudizio è necessario prima di tutto coltivare la consapevolezza.

Lo so, credi di essere consapevole, ma ti dico per esperienza che la maggior parte di noi non lo è, semplicemente perché non ci viene insegnato.

Tutto ciò che vedi in azione nel mondo sono una serie di reazioni automatiche prodotte da una sorta di programmazione inconsapevole che riceviamo e rafforziamo o integriamo con le nostre esperienze di vita.

Sono escluse da questo inganno tutte quelle persone risvegliate che brillano di luce propria e fanno la differenza nel loro contesto di vita e, spesso, in tutto il mondo.

Ce ne sono sempre di più e ognuno di noi è invitato a rinforzare questa schiera di persone che funzionano a un livello superiore.

Ti assicuro che non si perdono in giudizi e chiacchiere inutili e hanno addestrato la loro consapevolezza focalizzando l’attenzione solo sulla bellezza, l’amore, la gratitudine, la dedizione a un fine superiore e su tutte le altre virtù positive che ti vengono in mente.

Nessuno è tagliato fuori da questo invito, ma la scelta di accettarlo o meno spetta solo a noi.

Si parla, per l’appunto, di un’educazione alla felicità che puoi ricevere anche con il percorso My Fullness: 7 incontri di gruppo per sentiri da dio (anche online).

Si tratta di fare una piacevole (e divertente) esperienza di gruppo in cui cambiare gradualmente la prospettiva con cui guardi al mondo.

Consapevoli del fatto che ogni cambiamento che vogliamo nel mondo parte da noi, in un percorso My Fullness potrai imparare l’arte della felicità con spirito gioioso, partendo proprio dallo scoprire i benefici del discernimento già dai primissimi incontri.

Due esercizi facili (ma portentosi) per smetterla di giudicare — e vivere molto meglio

Per imparare a non giudicare e godere di tutti i suoi enormi vantaggi, voglio regalarti questi due potentissimi esercizi con cui potrai allenarti ogni volta che la tentazione di giudicare ti assale.

Esercizio n. 1 per imparare a sentire gli effetti del giudizio nel corpo

  1. Innanzitutto mettiti in ascolto ogni volta che formuli un giudizio su una persona. Spesso lo facciamo in automatico proprio perché lo abbiamo fatto tante volte e ci sembra normale farlo.
  2. Non appena intercetti il pensiero giudicante fai un bel respiro e, continuando a respirare con la bocca socchiusa, entra in contatto con l’emozione che si sta manifestando. Non la giudicare e non la allontanare. Semplicemente osservala.
  3. Dove la senti nel corpo? Riesci a percepirla come un’energia che si muove al suo interno? Metti la mano nel punto in cui la senti e continua a percepire le sensazioni.
  4. Subito dopo noterai che il solo fatto di osservare depotenzia sempre di più l’emozione.

Esercizio n. 2 per sospendere il giudizio

A questo punto il comando passa alla tua coscienza non più annebbiata dalle emozioni e hai la possibilità di far entrare la mente in uno stato nuovo.

  1. Inizia un dialogo interiore in cui fai notare alla tua mente che forse quel look può essere considerato eccentrico, ma non necessariamente inopportuno, che quella persona che si sta comportando in una certa maniera potrebbe avere le sue ragioni che forse con conosci, che magari è una bravissima persona con tante qualità che si trova in un momento di difficoltà, e altro ancora.
  2. Dopodiché ritorna a percepire le emozioni dopo questo processo. Come ti senti adesso? Cosa percepisci nel tuo corpo? Che differenza noti rispetto a prima?

Allenati a trovare sempre nuovi punti di vista per smontare le tue compulsioni a giudicare.

All’inizio è probabile che tu ti accorga troppo tardi di aver giudicato, ma non ti scoraggiare perché questo è il primo passo necessario.

D’altronde quanti anni sono che pratichi il giudizio- condanna?

Persisti e goditi le gioie del non-giudizio (il primo passo verso il discernimento).

Ci sono anche altri esercizi più potenti che potrai apprendere nel piacevole percorso di gruppo My Fullness di 7 settimane in cui imparerai a padroneggiare con naturalezza l’arte del non giudizio e sperimentarne i vantaggi già dai primissimi incontri.

Puoi richiedere una sessione orientativa gratuita di 30 minuti (senza impegno) fino al 31 dicembre 2021.

Ti è piaciuto quest’articolo? Allora non perderti i prossimi 😊

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Simonetta Lavorati

Qualche cosa su di me per conoscerci meglio

Faccio la Counselor, la formatrice e conduco gruppi di crescita personale attraverso un approccio olistico che ho sintetizzato con il nome My Fullness: un mix di meditazione, counseling di gruppo, sviluppo del potenziale e moltissimi altri strumenti di espressione di sé per avvicinarci sempre di più alla nostra autenticità, col solo scopo di essere (divinamente) felici.

Ho la fortuna di aver vissuto una vita all’insegna del… continua a leggere →

CORSI E PERCORSI CHE POSSONO INTERESSARTI

My Fullness - 7 incontri di gruppo per sentirsi da Dio

MY FULLNESS – 7 INCONTRI DI GRUPPO PER SENTIRSI DA DIO

Inizio: 10 maggio 2021 dalle ore 19 alle 21

Modalità: in presenza e online

Durata: 7 incontri settimanali di 2 ore e 15 minuti ciascuno

Luogo: Studio di Simonetta Lavorati, Via del Futurismo 6 – Milano oppure su Zoom

Sessione orientativa: 30 minuti, gratuita fino al 31 dicembre 2021 (prezzo normale 35 euro)

Calma di Buddha: percorso di gruppo per ansia e stress

LA CALMA DI BUDDHA – PERCORSO DI GRUPPO ANTI-ANSIA E STRESS

Inizio: Lunedi 18 gennaio 2021 dalle 18,30 alle 20

Modalità: in presenza e online

Durata:12 sessioni settimanali di 1 ora e mezza ciascuna

Luogo: Studio di Simonetta Lavorati, Via del Futurismo 6 – Milano e su Zoom

Sessione orientativa: 30 minuti, gratuita fino al 31 dicembre 2021 (prezzo normale 35 euro)

A spasso con Buddha - Percorso individuale per (s)chiarisrsi dentro

A SPASSO CON BUDDHA – PERCORSO INDIVIDUALE PER (S)CHIARIRSI DENTRO

Sessioni: su appuntamento

Modalità: in presenza e online

Durata: 3 o 5 sessioni settimanali di 45/50 minuti ciascuna

Luogo: Studio di Simonetta Lavorati, Via del Futurismo 6 – Milano

Sessione orientativa: 30 minuti, gratuita fino al 31 dicembre 2021 (prezzo normale 35 euro)

Cielo (Urano) e Terra (Gea) trattamento individuale per mente e corpo

CIELO (URANO) & TERRA (GEA) – TRATTAMENTI INDIVIDUALI PER LA GIOIA DI MENTE E CORPO

Sessioni: su appuntamento

Modalità: in presenza

Durata: 1, 3, 5 o più sessioni settimanali di 1 ora e mezza ciascuna

Luogo: Studio di Simonetta Lavorati, Via del Futurismo 6 – Milano

Sessione orientativa: 30 minuti, gratuita fino al 31 dicembre 2021 (prezzo normale 35 euro)

Energia si Apollo - Percorso di Qi Gong per avera la vitalità del sole

ENERGIA DI APOLLO – PERCORSO QI GONG DI GRUPPO PER AVERE LA VITALITÀ DEL SOLE

Inizio: puoi inserirti quando vuoi

Modalità: in presenza e online

Durata: 10 incontri settimanali di 1 ora ciascuno

Luogo: centro olistico Epoché, Corso Lodi, 65 – Milano oppure su Zoom

Lezione di prova gratuita: prenotala al 331 77 85 935

Grazia di Armonia - Percorso di gruppo di Tai Chi

LA GRAZIA DI ARMONIA – PERCORSO DI TAI CHI DI GRUPPO PER SVILUPPARE GRAZIA E LEGGEREZZA

Inizio: puoi inserirti quando vuoi

Modalità: in presenza e online

Durata: 10 incontri settimanali di 1 ora ciascuno

Luogo: in vari centri della città di Milano facilmente raggiungibili

Lezione di prova gratuita: prenotala al 331 77 85 935

IN REGALO 3 STORIE DI TRASFORMAZIONE STRAORDINARIA DI PERSONE COMUNI

3 CAPITOLI DAL LIBRO
“MY FULLNESS – 13 STORIE (QUASI) MIRACOLOSE” ⭐⭐⭐⭐⭐ su Amazon

Le storie raccontano esperienze di cambiamento reali di cui è stata testimone negli anni Simonetta Lavorati, grazie ai percorsi di MY FULLNESS. Un approccio alla felicità frutto delle sue esperienze di formazione e trasformazione personale che le hanno permesso di dire (e far dire): “Mi sento da Dio!” Queste storie ti faranno sapere con certezza che anche tu puoi sentirti “da dio”.

“Ho letto il tuo libro. Molto bello!  Aiuterà molte persone”

Francesco Fabiano, mental coach, formatore, scrittore e molto altro

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